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Riconoscere le trappole mentali

Ti è mai capitato? Un’amica non risponde al tuo messaggio da ore – e all’improvviso ti sembra chiaro: «È arrabbiata con me.» Eppure non sai davvero cosa stia succedendo. Forse ha il telefono scarico, forse ha semplicemente molto da fare.

Pensieri così arrivano in un lampo e sembrano fatti. In realtà sono interpretazioni – e a volte distorte. Funzionano come occhiali colorati: tingono ciò che vedi. A partire dagli anni Sessanta, lo psichiatra Aaron T. Beck descrisse alcuni schemi tipici di queste distorsioni; sono un elemento centrale della terapia cognitivo-comportamentale (TCC). Qui le chiamiamo trappole mentali.

Le trappole mentali sono umane. Ci cadono tutti, soprattutto con la stanchezza, lo stress o il morale basso. Non sono il segno che c’è qualcosa di sbagliato in te.

Pensiero, emozione, comportamento

Come ti senti non dipende solo dalla situazione, ma anche da come la interpreti.

Situazione: un incontro viene annullato all’ultimo momento.

Pensiero«Nessuno vuole passare del tempo con me.»

Emozionetristezza, ferita

ComportamentoTi ritiri.

Pensiero«Peccato – forse è successo un imprevisto.»

Emozioneun po’ di delusione

ComportamentoProponi un’altra data.

Stessa situazione, pensiero diverso – emozione diversa. Per questo vale la pena guardare i tuoi pensieri più da vicino.

Dieci trappole mentali frequenti

Non serve conoscerle tutte a memoria. Spesso basta riconoscere le due o tre in cui cadi più spesso.

1. Catastrofizzazione

Immagini il peggio e lo consideri probabile.

«Ho fatto un errore nella presentazione – adesso perderò sicuramente il lavoro.»

Chiediti: Cosa è realisticamente più probabile? E come affronterei la situazione se il peggio accadesse davvero?

2. Pensiero tutto-o-niente

O è perfetto o è un fallimento, niente in mezzo.

«Ho fatto solo due compiti su cinque. La giornata è persa.»

Chiediti: Cosa c’è tra «tutto» e «niente»? Cosa mi è riuscito comunque?

3. Ipergeneralizzazione

Una singola esperienza diventa una regola: «sempre», «mai», «tutti».

«Un altro rifiuto. Non troverò mai un lavoro.»

Chiediti: È davvero «mai»? Quali eccezioni conosco?

4. Filtro mentale

Vedi solo il negativo, e il positivo non conta («è stata solo fortuna»).

Dopo una conversazione piena di complimenti pensi solo all’unica osservazione critica.

Chiediti: Cosa ho trascurato? Cosa vedrebbe qualcuno che conosce tutta la situazione?

5. Etichettatura

Invece di descrivere un’azione, appiccichi un’etichetta a te (o agli altri).

«Ho dimenticato l’appuntamento. Sono un disastro.»

Chiediti: Sto descrivendo un’azione o sto giudicando tutta la mia persona? Come suonerebbe senza giudizio: «Ho dimenticato l’appuntamento.»

6. Lettura del pensiero

Credi di sapere cosa pensano gli altri – di solito qualcosa di negativo su di te.

«Di sicuro pensano che io non abbia niente di interessante da dire.»

Chiediti: Come faccio a saperlo? Quali altre spiegazioni ci sono?

7. Previsione negativa

Prevedi un futuro cupo e lo tratti come un fatto.

«Tanto non funzionerà, inutile provarci.»

Chiediti: Quante volte previsioni simili si sono rivelate sbagliate? Cosa potrei scoprire provandoci?

8. Personalizzazione

Riferisci a te cose che hanno poco a che fare con te, o ti prendi tutta la colpa.

«Il mio collega è di cattivo umore – di sicuro ho sbagliato qualcosa.»

Chiediti: Quali altri motivi potrebbero esserci? Cosa dipende davvero da me?

9. I «dovrei» e i «devo»

Regole rigide verso di te (o gli altri) che creano pressione e senso di colpa.

«Dovrei avere tutto sotto controllo già da tempo.»

Chiediti: Chi lo dice? Come suona come desiderio: «Mi piacerebbe …»?

10. Ragionamento emotivo

Un’emozione diventa una prova: se lo sento così, dev’essere vero.

«Mi sento inutile, quindi lo sono.»

Chiediti: Un’emozione è una prova? Cosa dicono i fatti?

Quattro passi per uscire dalla trappola

  1. 1

    Accorgersene – Fai attenzione ai cambi d’umore improvvisi. Quando all’improvviso ti senti peggio, chiediti: «Cosa mi è appena passato per la testa?»

  2. 2

    Scriverlo – Annota il pensiero il più possibile parola per parola. Su carta o sul telefono spesso sembra meno potente che nella testa.

  3. 3

    Dargli un nome – Quale trappola corrisponde? Spesso sono più di una. Già darle un nome («Ah, lettura del pensiero») crea distanza.

  4. 4

    Riformularlo in modo equilibrato – Cerca un pensiero più giusto e realistico. Non si tratta di abbellire le cose («Va tutto benissimo»), ma di trovare una frase a cui puoi credere davvero: «Ho fatto un errore. Mi dà fastidio, ma si può chiarire.»

Cosa diresti a una persona cara?

Spesso siamo più gentili con gli altri che con noi stessi. Immagina che una persona a cui tieni abbia esattamente questo pensiero. Cosa le risponderesti? Puoi dare questa risposta anche a te.

Buono a sapersi

  • Non ogni pensiero negativo è una trappola. Quando qualcosa è davvero difficile, tristezza, rabbia o paura hanno senso. L’obiettivo non è pensare positivo, ma pensare in modo più preciso.
  • La pratica fa la differenza. All’inizio spesso riconosci una trappola solo dopo. Col tempo te ne accorgi prima – a volte proprio mentre il pensiero compare.
  • Un articolo non sostituisce una terapia. Se i pensieri cupi durano settimane, quasi niente ti dà più gioia o pensi alla morte, cerca sostegno – per esempio dal tuo medico o in psicoterapia. In una crisi acuta: numeri di aiuto del tuo paese.

Le tue trappole mentali

Osserva i tuoi pensieri con curiosità. Queste domande ti aiutano a trovare i tuoi schemi.

  • 1. Le mie trappole più frequenti

    In quali due o tre trappole cado più spesso?

  • 2. Situazioni tipiche

    Quando scattano? (es. la sera, dopo una critica, quando c’è stanchezza)

  • 3. La mia frase-risposta

    Quale frase equilibrata mi aiuterà la prossima volta che la trappola scatta?

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